Sito storico
La città di Verona è universalmente riconosciuta come città d'arte, tanto che nel 2000 è stata inserita dall'UNESCO nella lista dei patrimoni dell'umanità, in particolare per due motivi: in quanto, nella sua struttura urbana e architettura, è un eccezionale esempio di città che si è sviluppata progressivamente e ininterrottamente nel corso di 2 000 anni, acquisendo, al succedersi di ogni periodo artistico e architettonico, opere della massima qualità (criterio II); in quanto rappresenta in maniera eccezionale il concetto di città fortificata europea, sviluppatasi e ampliatasi in diverse fasi (criterio IV). Gli elementi del periodo romano, romanico, gotico, rinascimentale e successivi sono sopravvissuti integri, mentre il tessuto urbano mostra una coerenza e un'omogeneità notevoli; ciò lo si deve al fatto che la cinta muraria che circonda la città storica ha impedito all'industria e alla ferrovia di penetrare verso il centro. Solo la seconda guerra mondiale ha provocato gravi danni al suo patrimonio, tuttavia il piano di ricostruzione adottato nel dopoguerra ha consentito di mantenere la struttura originaria della città, grazie alla grande cura con cui è stato seguito il processo di ricostruzione. Architetture religiose Lo stesso argomento in dettaglio: Chiese di Verona. Il Duomo di Verona, chiesa cattedrale della diocesi di Verona La città possiede un elevato numero di edifici religiosi cristiani, di cui alcuni di grande rilevanza dal punto di vista storico, artistico e architettonico. Tra questi vi è sicuramente il complesso del Duomo di Verona, principale luogo di culto cattolico della città di Verona e chiesa madre dell'omonima diocesi, di cui fanno parte, oltre che la chiesa principale dedicata a Santa Maria Assunta, anche la chiesa di San Giovanni in Fonte, anticamente un battistero, la chiesa di Sant'Elena e la biblioteca capitolare. Il complesso sorge dove agli inizi del IV secolo venne edificata la prima basilica paleocristiana di Verona, i cui pavimenti rivestiti in eleganti mosaici sono in parte visibili. L'edificio tuttavia venne ricostruito a seguito del terremoto del 1117, che distrusse il precedente edificio d'età carolingia, a sua volta costruito al posto dell'edificio romano, andato distrutto a causa di un incendio; la chiesa romanica ha comunque subito nel corso dei secoli numerose trasformazioni, in particolare in età gotica e rinascimentale. All'interno, tra le numerose opere d'arte, è presente anche una pala di Tiziano: l'Assunzione della Vergine. La romanica basilica di San Zeno Altro edificio di grande valore è la basilica di San Zeno, la cui cripta custodisce il corpo del patrono della città, collocato in un sarcofago a vista consacrato nel 1939, con il volto coperto da una maschera d'argento e vestito con abiti pontificiali. La chiesa, che si affaccia nella stessa piazza su cui sorgono la torre abbaziale di San Zeno e la chiesa di San Procolo, è considerata uno dei capolavori del romanico lombardo e quindi padano. Ospita inoltre diverse opere d'arte, tra cui un'opera di Andrea Mantegna, la pala di San Zeno, il portale con le formelle bronzee e il grande rosone della facciata, chiamato "Ruota della Fortuna", opera del lapicida Brioloto de Balneo. Infine la basilica di Santa Anastasia, che conserva il nome di una chiesetta preesistente di epoca longobarda dedicata alla martire del IV secolo Anastasia di Sirmio, un magistrale esempio di architettura gotica italiana. L'edificio sorge nel tratto terminale dell'antico decumano massimo, la principale strada romana di Verona prosecuzione della via Postumia, a fianco della più piccola e sconsacrata chiesa di San Pietro Martire. Sul finire del XIII secolo vi si insediò l'ordine dei domenicani, a cui si deve la costruzione della basilica gotica, anche questa dedicata a san Pietro martire, un domenicano originario di Verona e patrono della città insieme a san Zeno. Un grande contributo alla realizzazione della chiesa si deve alla famiglia dei Della Scala, signori della città, grazie alle generose donazioni e lasciti testamentari che finanziarono il lungo cantiere. La facciata (non finita) della basilica di Santa Anastasia e, sulla sinistra, la chiesa di San Pietro Martire Il citato terremoto del 1117 provocò ingenti danni alla maggior parte dei monumenti veronesi causando la sostanziale scomparsa dalla città della maggior parte delle testimonianze altomedievali, per cui tra i pochi edifici conservatisi (almeno in parte) si possono citare solo il sacello delle Sante Teuteria e Tosca e la chiesa di Santo Stefano; questo episodio, a sua volta, lasciò lo spazio per un'ampia diffusione dello stile romanico, utilizzato nella ricostruzione delle chiese colpite. Il XII secolo fu quindi un periodo florido per l'architettura veronese; sia l'alto numero di edifici chiesastici che le loro peculiarità rendono l'architettura romanica di Verona tra le più interessanti nonostante sia meno nota rispetto all'architettura romanica lombardo-emiliana, probabilmente perché il romanico veronese, con la sola eccezione dell'esuberante basilica di San Zeno, presenta complessi edilizi discreti e severi, assenti da decorazioni scultoree. Tra i principali esponenti di questo periodo si possono menzionare la chiesa di Santa Maria Antica, la chiesa di San Lorenzo, la chiesa dei Santi Apostoli, la chiesa di San Giovanni in Valle e la chiesa della Santissima Trinità in Monte Oliveto. La zona absidale della chiesa di San Fermo Maggiore, ricca di cuspidi e pinnacoli Il passaggio ad un linguaggio gotico avvenne a partire dal XIII secolo, in un primo momento coinvolgendo non edifici chiesastici quanto piuttosto le relative pertinenze, dove il romanico cominciò a lasciar posto a superfici più lisce e in cotto e a strutture semplificate; il rinnovamento dell'architettura religiosa in quel periodo si deve in particolar modo all'insediamento di nuovi ordini religiosi, che godettero del favore dei Della Scala e della nobiltà.[80] Oltre alla già citata basilica di Santa Anastasia, tra i complessi interessanti si possono annotare la chiesa di Santa Maria della Scala, la chiesa di Sant'Eufemia e la chiesa di San Fermo Maggiore. Tra gli edifici di passaggio tra il gotico e l'architettura rinascimentale vi sono invece la chiesa di San Tomaso Cantuariense, la chiesa dei Santi Nazaro e Celso, la chiesa di San Giorgio in Braida e la chiesa di Santa Maria in Organo. Quest'ultima è caratterizzata da una facciata marmorea completata solo per la parte inferiore e opera del noto architetto veronese Michele Sanmicheli, che segnò il Cinquecento veronese, in particolare con alcune strutture a pianta centrale: la chiesa della Madonna di Campagna, la cappella Pellegrini e il tempio posto al centro del lazzaretto di Verona. Infine, tra le chiese barocche si ricordano la chiesa di San Nicolò all'Arena, la chiesa degli Scalzi, la chiesa di Santa Caterina alla Ruota oltre che la cappella Varalli, mentre tra quelle neoclassiche la chiesa di San Paolo, la chiesa di San Pietro Incarnario e la chiesa di San Fermo Minore di Brà. Le Arche scaligere, dove riposano i Della Scala Monumento di grande interesse sono anche le arche scaligere, uno scenografico e monumentale complesso funerario della famiglia degli Scaligeri, destinate a contenere le spoglie di alcuni illustri rappresentanti della casata. Si tratta di un capolavoro dell'arte gotica, incredibile fusione tra scultura e architettura, tanto che lo storico francese Georges Duby, nel suo L'Europa del medioevo, ha definito le arche scaligere «uno dei più insigni e significativi monumenti dell'arte gotica». Architetture civili Palazzo della Ragione e la svettante torre dei Lamberti Tra i più antichi e interessanti edifici civili della città vi è il palazzo della Ragione, così chiamato in quanto durante il governo della Serenissima ospitava il tribunale. Si tratta di un imponente complesso a corte centrale situato a cavallo tra piazza delle Erbe e piazza dei Signori, costruito sul finire del XII secolo per accogliere le nuove magistrature del Comune. Cuore del potere politico prima, e giudiziario poi, nel corso dei secoli subì alcune trasformazioni per adattarsi alle nuove funzioni ospitate. L'ambiente più prestigioso è la cappella dei Notai, realizzata tra il 1408 e il 1419, composto da quattro sale comunicanti coperte con volte a vela e ospita uno dei più importanti complessi decorativi realizzati su commissione pubblica a Verona, eseguiti nel XVIII secolo dai pittori veronesi Alessandro Marchesini, Giambattista Bellotti, Sante Prunati e dal francese Louis Dorigny. Del complesso edilizio fanno parte anche la torre dei Lamberti, edificata nel 1172 e sopraelevata varie volte fino a diventare la torre più alta della città, e la scala della Ragione, pregevole architettura tardogotica costruita in marmo rosso veronese. A seguito dello spostamento del tribunale, l'edificio è stato restaurato su progetto di Tobia Scarpa all'inizio del XXI secolo, diventando sede permanente della galleria d'arte moderna Achille Forti. Il cortile del palazzo del Capitanio Altro importante edificio è il palazzo del Capitanio, sempre a corte centrale, così chiamato in quanto in epoca veneziana vi si insediò il Capitano, ovvero il rettore della città. In origine il palazzo, fatto costruire da Cansignorio della Scala nel XIV secolo, era un edificio fortificato dall'aspetto austero, caratterizzato da tre imponenti torri che lo facevano apparire quasi un castello; di questo palazzo medievale sopravvive intatta solo una delle torri, mentre il resto dell'edificio ha subito alcune trasformazione nel corso del XVI secolo, per cui l'aspetto odierno appare in parte gotico e in parte rinascimentale. Di particolare interesse artistico sono il portale d'ingresso al cortile dell'edificio, probabile opera dell'architetto Michele Sanmicheli, e il portale barocco detto dei Bombardieri. Nel palazzo è presente il centro internazionale di fotografia Scavi Scaligeri, spazio espositivo sotterraneo che è stato realizzato all'interno di un sito archeologico venuto alla luce tra il 1981 ed il 1983. La Gran Guardia, teatro di numerose mostre d'arte Vi è poi il palazzo della Gran Guardia, un monumentale complesso che si affaccia su piazza Bra, a breve distanza da palazzo Barbieri e dall'anfiteatro romano. I lavori di costruzione partirono all'inizio del XVII secolo su progetto dell'architetto Domenico Curtoni: inizialmente prevedeva una destinazione d'uso a edificio d'armi, con un vasto porticato utilizzabile per passare in rivista le truppe e un piano nobile che avrebbe accolto l'accademia militare. I lavori però si interruppero e ripresero solo nel 1820, quando l'architetto Giuseppe Barbieri prese in mano il progetto di Curtoni e portò a conclusione i lavori precedentemente iniziati. Il disegno dell'edificio è stato influenzato sia da quello dal prospiciente anfiteatro romano, in particolare per il susseguirsi di ampie arcate al piano terreno, che dall'architettura del famoso architetto rinascimentale Michele Sanmicheli. L'edificio è stato restaurato e ampliato alla fine del XX secolo per poter ospitare un moderno e accessibile centro per congressi ed esposizioni su più livelli. Il cortile di palazzo Pompei, sede del museo civico di storia naturale Tra gli altri palazzi di particolare rilevanza di Verona si ricordano alcuni edifici realizzati dal già citato architetto veronese Michele Sanmicheli, maestro tardo rinascimentale: palazzo Bevilacqua, edificio mai completato, come dimostra la posizione asimmetrica del portale sulla facciata, il cui piano nobile è racchiuso tra una balconata continua e un ricco cornicione; palazzo Canossa, uno dei capolavori dell'architetto e decorato dai più importanti pittori veronesi, Bernardino India, Battista del Moro e Paolo Veronese, tanto importante che ospitò governanti europei quali Napoleone Bonaparte, lo zar Alessandro I, e gli imperatori d'Austria Francesco I, Ferdinando I e Francesco Giuseppe I; palazzo Pompei, commissionato nel XVI secolo dalla nobile famiglia Lavezzola all'architetto, ma donato dai proprietari al comune di Verona negli anni trenta dell'Ottocento, che lo restaurò in modo da potervi insediare una galleria, divenuta poi il museo civico di storia naturale. Architetture militari Le mura comunali lungo via Pallone La città è circondata da una lunga cortina muraria realizzata in diverse fasi costruttive, nel corso dei secoli. Nel settore collinare delle cosiddette Torricelle si trovano le mura scaligere, una cortina muraria commissionata da Cangrande I della Scala all'architetto Calzaro, come informa un'iscrizione datata gennaio 1325, che fece così ampliare le fortificazioni cittadine dopo i primi interventi effettuati da Alberto I della Scala tra il 1287 e il 1289.[90] Questa cinta muraria proseguiva naturalmente anche nel settore di pianura, tuttavia, durante il governo della Serenissima, questa parte venne completamente trasformata dando vita alla cinta muraria veneziana: quest'opera vide la realizzazione di muri a scarpa di grande spessore e la costruzione di diversi bastioni, circolari e poligonali, rendendo le fortificazioni più adatte all'introduzione della polvere da sparo. Parte delle fortificazioni veneziane e in particolare i bastioni furono però demoliti dalle truppe napoleoniche, per cui i bastioni vennero ricostruiti durante il successivo dominio austriaco, cosicché la cinta magistrale cittadina assunse la sua conformazione definitiva. Questo complesso sistema di cortine difensive e bastioni fanno parte di un parco urbano lineare e quindi è liberamente visitabile tramite un itinerario pedonale. La facciata ad agro della sanmicheliana porta Palio Oltre alla cortina esterna, sopravvivono le mura comunali cittadine, erette a sud del centro storico in età medievale, in prossimità dell'Adigetto, di cui rimangono visibili ampie tracce lungo via Pallone e all'interno di Castelvecchio, mentre delle diverse porte che si aprivano lungo la cortina rimangono scarse testimonianze a causa ai lavori che hanno portato all'allargamento dei fornici. Tra i punti di accesso situati lungo le mura magistrali, se ne citano in particolare due: porta Nuova, ingresso monumentale eretto tra il 1532 e il 1540 su progetto dell'architetto Michele Sanmicheli, opera che fu giudicata molto positivamente da Giorgio Vasari, il quale asserisce che non vi fu «già mai altr'opera di maggior grandezza né meglio intesa»; porta Palio, sempre dello stesso architetto ma realizzata tra il 1550 e il 1561, che si tratta forse del monumento più considerevole nato dalla ricerca rinascimentale sul tema del trionfo nella porta urbica, oltre che estrema manifestazione architettonica della politica del munire et ornare. Oltre a queste vi sono però numerose altre porte d'ingresso, tra cui si ricordano i portoni della Bra, porta San Giorgio, porta San Zeno e porta Vescovo. Castelvecchio e il ponte scaligero Punto cardine, per diversi secoli, di questo sistema difensivo fu Castelvecchio, fatto erigere nel XIV secolo dal signore di Verona Cangrande II della Scala. Il complesso è diviso in due parti dalle imponenti mura comunali: ad ovest è presente la Reggia degli Scaligeri, protetta da uno stretto cortile a doppio ordine di mura, al cui centro svetta la torre più alta del castello, il mastio; ad est è invece presente il cortile maggiore, a pianta rettangolare, destinato in origine a piazza d'armi. Il complesso continuò a svolgere la sua funzione militare anche sotto il governo veneto, durante la breve occupazione napoleonica e infine sotto il dominio austriaco, quando venne utilizzato come caserma. Dopo essere stato bombardato durante la seconda guerra mondiale, Castelvecchio fu oggetto di un importante restauro e di un allestimento museale curato dal noto architetto Carlo Scarpa, che portò alla fondazione del museo di Castelvecchio, definito come uno delle più importanti opere di museografia italiana del dopoguerra. Castel San Pietro, dal cui piazzale si può ammirare Verona dall'alto Altra opera fondamentale per diversi secoli fu castel San Pietro, situato in cima all'omonima collina e quindi dominante rispetto alla città che si apre a sud. L'imponente castello originale fu commissionato sul finire del Trecento dai Visconti e rinforzato durante la dominazione veneziana sopravvivendo fino al 1801, quando le truppe napoleoniche lo fecero demolire prima di consegnare la città agli austriaci; sulle rovine dei precedenti edifici fu costruita la caserma militare asburgica, in fase di restauro ed allestimento per ospitarvi un museo della città. Il piazzale antistante il castello, molto frequentato per la presenza di un'ampia terrazza panoramica sulla città, è raggiungibile sia tramite una scalinata che si dipana dal lato del teatro romano che tramite la funicolare di Verona, costruita agli inizi del XX secolo. Il padiglione del Comando dell'arsenale di Verona Vi sono infine due grandi stabilimenti militari realizzati nel XIX secolo: l'arsenale di Verona, costruito in stile neoromanico, che occupa una superficie molto ampia ed è organizzato lungo assi con ampi cortili che separano i nove edifici che contenevano magazzini, depositi e laboratori immersi nel verde, il tutto compreso entro un recinto difensivo;[100][101] la provianda di Santa Marta, anche questa realizzata in stile neoromanico, e in origine destinato alla produzione di pane e gallette, al deposito e all'amministrazione di altri generi di sussistenza per l'esercito imperiale di stanza in Italia settentrionale, e ospita i dipartimenti e la biblioteca di economia dell'Università degli Studi di Verona.[102][103] Siti archeologici L'Arena di Verona, simbolo della città Verona presenta numerosi monumenti di epoca romana, edificati a partire dalla metà del I secolo a.C., quando la città venne rifondata all'interno dell'ansa dell'Adige. Il monumento più famoso, divenuto simbolo della città stessa, è l'Arena di Verona. Si tratta di uno dei grandi fabbricati che hanno caratterizzato l'architettura romana ed uno degli anfiteatri antichi giunto a noi con il miglior grado di conservazione, grazie ai sistematici restauri eseguiti fin dal Cinquecento; proprio per questo motivo, nonostante le numerose trasformazioni subite, esso consente al visitatore di poter facilmente comprendere la struttura di questo genere di edifici. Nella stagione estiva ospita il celebre festival lirico areniano, le cui stagioni si svolgono ininterrottamente dal 1913, mentre in quelle primaverile e autunnale è tappa di molti cantanti e musicisti internazionali. Porta Borsari, principale ingresso della città romana Altro edificio di spettacolo è il teatro romano; costruito nel I secolo a.C. ai piedi del colle San Pietro, si tratta di uno dei teatri meglio conservati dell'Italia settentrionale,[104] pertanto divenuto tappa principale del percorso espositivo dell'omonimo museo archeologico cittadino, oltre che spazio teatrale e sede, durante i mesi estivi, dell'estate teatrale veronese, le cui edizioni si svolgono ininterrottamente sin dal 1948.[105] Delle mura romane cittadine, importante cortina difensiva provvista di numerosi torrioni e porte monumentali, realizzata in più fasi costruttive che si sono succedute partendo dalla tarda età repubblicana fino a giungere ai primi regni romano-germanici, sopravvivono in buono stato di conservazione la porta Leoni, dove venne tra l'altro scoperta l'iscrizione considerata unanimemente l'atto di fondazione della Verona romana,[106] e porta Borsari, in antichità conosciuta col nome di porta Iovia per la presenza del vicino tempio dedicato a Giove Lustrale.[107] L'arco dei Gavi, collocato un tempo lungo la via Postumia e oggi a lato di Castelvecchio Altro monumento di una certa rilevanza è l'arco dei Gavi, situato lungo l'antica via Postumia, in quanto si tratta un rarissimo caso di arco onorario e monumentale a destinazione privata nell'architettura romana; venne infatti realizzato intorno alla metà del I secolo per celebrare la gens Gavia.[108] Durante il Rinascimento questa fu una delle più apprezzate tra le antichità veronesi, anche grazie alla presenza della firma di un Vitruvio, che rievoca il noto architetto romano autore del trattato De architectura. Il monumento fu quindi descritto da umanisti e antiquari, dettagliatamente riprodotto e studiato nei rapporti proporzionali e nelle decorazioni, infine ripreso come modello da architetti e pittori, quali Palladio, Sangallo, Serlio, Falconetto, Sanmicheli, ma anche Bellini e Mantegna.[109] Vi è quindi il ponte Pietra, il più antico ponte di Verona sul fiume Adige e l'unico rimasto di epoca romana. Sopravvissuto a diverse alluvioni, è stato fatto brillare durante la seconda guerra mondiale dai soldati tedeschi in ritirata, quindi ricostruito ricomponendo per anastilosi le pietre recuperate dal letto del fiume, grazie al contributo del professor Piero Gazzola, soprintendente ai monumenti di Verona, e dell'architetto Libero Cecchini.[110]